Fantasia

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La brama della scrittura arde come una fiamma in un cuor propenso. Vivì

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mercoledì 1 luglio 2020

La leggenda di Narciso

                                        

Sul mito di Narciso hanno favoleggiato molti antichi autori ma, la leggenda più famosa e forse più suggestiva è quella scritta dal poeta romano Plubio Ovidio Nasone, conosciuto semplicemente come Ovidio.

Il racconto che, probabilmente, è ispirato alla versione ellenica di Partenio, il poeta lo arricchisce di particolari per aumentare il fascino e la magia della trama.


Ovidio narra che Narciso, giunto al sedicesimo anno di età, era già un giovane di un'avvenenza tale da affascinare chiunque lo avesse incontrato, rimanendone  ammaliato e innamorandosene, a prescindere dal sesso e dall'età.

Ma Narciso, del tutto indifferente nei riguardi del prossimo, pare respingesse ogni proposta amorosa. 

Un giorno, mentre era a caccia di cervi, il giovane udì una voce dalla tonalità argentina, che si esprimeva in modo limitato con molti gorgoglii musicali e risate.

Quella voce apparteneva alla ninfa Eco che, appena lo vide, rimase ammaliata dal suo fascino. Desiderosa di comunicare con lui ma, del tutto incapace, Eco iniziò a seguire il giovane di nascosto. La leggenda prosegue narrando che la giovane ninfa era stata privata della possibilità di parlare dalla dea Era, per punirla di averla intrattenuta con discorsi fatui mentre Zeus la tradiva con altre ninfe.


Del tutto ignorata da Narciso, la speranza  di Eco di poterlo sedurre,  andò ben presto in fumo e la ninfa dovete arrendersi di fronte alla glacialità che il  giovane le dimostrava. 

Delusa e affranta,  Eco si isolò dal resto del mondo lamentandosi e piangendo fino a consumarsi e fino a che di lei rimase soltanto l'eco della sua voce nell'aria.

Ma Nemesi, la dea distributrice di giustizia,  raccolse i suoi accorati lamenti e commossa e impietosita decise di punire lo sprezzante giovane.

Mentre passeggiava nel bosco Narciso si imbatté in una polla di acqua cristallina e vi si accostò per dissetarsi.

L'acqua gli rifletté l'immagine di un bellissimo giovane che lo fissava a sua volta. Non essendosi mai specchiato, Narciso non si riconobbe in quell'avvenente figura e se ne innamorò follemente.

Sarà soltanto dopo un po' di tempo che si renderà conto della realtà e consapevole che il suo fosse un amore folle e impossibile si lasciò morire di stenti.    

Quando le ninfe ne prelevarono il corpo per porlo sulla pira funeraria, tra l'erba trovarono un fiore sconosciuto, a cui venne dato lo stesso nome del giovane vanesio.   

La leggenda si conclude con Narciso mentre attraversava lo Stige, il fiume dei morti. Il giovane si affacciò nelle acque scure, con la speranza di rivedere ancora una volta il volto e la figura di cui si era tanto innamorato.

                                                                 
              






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19 commenti:

  1. Ricordavo vagamente la leggenda di Narciso che si era innamorato della sua immagine riflessa nell'acqua e di Eco che si era consumata per amore, tanto da rimanerne solo la voce. Mi ha fatto piacere rileggere questa storia e, come sempre, le immagini sono bellissime. Saluti cari.

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  2. Grazie mille Mirtillo e buona serata. 🌹🌹🌹

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  3. Ciao Vì. Non so più che dire. Ogni giorno riesci a stupirmi e non trovo più parole adatte per complimentarmi. Ogni volta penso che prima o poi finirà questa tua vena estrosa e ogni volta mi devo ricredere. Che dire? Complimenti sinceri.

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    1. Grazie per i complimenti sinceri, per le letture e il commento. Sempre gradito anche se anonimo. Buona giornata.

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  4. Ciao Vivi, l'hai descritto in una forma brillante, una leggenda eccitante, davvero.. la tragedia dell'essere innamorati di se stessi e la povera Eco, la ninfa si innamoro follemente di Narciso, ma non puo amare nessuno tranne se stesso... ora e un fiore.
    Storia incredibile, complimenti, e grazie come sempre, per un'interessante pubblicazione. Buona notte da un Buenos Aires sotto zero

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    1. Ciao Chicca...avete così tanto freddo? Brrr...copriti mi raccomando! Non ti ammalare! Un bacione grande.
      ❤❤❤

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  5. Ciao Vivì, purtroppo il "fentasi" non è molto nelle mie corde. Ma i miti dell'antichità mi piacciono si. Conoscevo già il tuo blog, ogni tanto ci passo. In fine mi decido per un doveroso saluto. Buona giornata ☺☺☺

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    1. Alberto ti ringrazio per essere passato e avermi lasciato il tuo saluto. Spero che torni presto e trovarmi e a leggermi. Un saluto e un sorriso.

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  6. La storia di Narciso è una delle mie preferite.
    Ti ringrazio per avermi regalato 5 minuti di lettura intensa e deliziosa.

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    1. Grazie a te per le letture Stefania. A presto e serena giornata.

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  7. Cavolo, Vivì... chi ama se stesso, dunque, è destinato all'infelicità e alla morte di stenti?
    O a diventare un bel fiore?? :D

    Moz-

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    1. Ciao Miky...considerato che sono vanitosa, ma non vanesia, se dovessi scegliere, ovviamente, sarei per la seconda opzione. Un fiorellino fresco e profumato...😊😊😊 Ciao Miky e grazie per la visita.❤

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  8. Ciao Valeria. Con queste ricerche sto imparando anche io tante cose nuove. Grazie per la visita e per il tuo commento. Buona giornata.

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  9. Conoscevo la storia di Narciso ma tu mi hai rinfrescato la memoria.
    È una leggenda triste che fa capire come può essere una calamità innamorarsi di un narciso (di una persona che mette sempre al centro se stesso)perché questa persona non capirà mai i bisogni dell'altro ma vorrà sempre tutti ai suoi piedi. Trattasi di una personalità malata che soffre e fa soffrire chi ha la disavventura di essere a lui (o a lei) vicino.

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  10. Giusto Sara. Meglio lasciar perdere i vanesi e gli egoisti, inclini solo a far del bene a loro stessi e a non preoccuparsi degli altri. Grazie per la visita e per il commento cara e a presto.🌹🌹🌹

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  11. Quanto è bello leggerti.. complimenti davvero!!!

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  12. Una storia incredibile e avvicente, dalla quale c'è molto da imparare...
    Sempre bello leggerti, cara Vivì,sereno giorno e un abbraccio,silvia

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