Fantasia

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La colomba della pace

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giovedì 26 marzo 2026

La storia d'amore di Ginevra e Odorico

 

Transitando davanti al castello di Villalta, nella provincia di Udine, si potrebbe vedere immobile, sulla torre più alta il fantasma di Ginevra, una giovane donna di un tempo assai remoto, che ancora oggi dopo secoli, pare che attenda il ritorno del suo amato sposo.

La leggenda narra che Ginevra di Strassoldo, soprannominata “la Bellissima”, sin da bambina fosse stata promessa sposa a Federico di Cuccagna, l’erede di un altro casato nobiliare.

Crescendo però, Ginevra si rese conto di non poter andare in sposa al nobile Federico perché, nel frattempo, avendo conosciuto durante un ricevimento il conte Odorico di Villalta, tra i due era stato amore a prima vista. Un colpo di fulmine che costrinse Ginevra a confidarsi con il padre, certa di riceverne la massima comprensione.  La giovane donna non si sbagliava. Il nobiluomo, per amore della sua figliola, decise di rompere il patto stipulato tanti anni prima con i Conti di Cuccagna.

Nel 1344 Ginevra sposò Odorico e, subito dopo la cerimonia, la giovane donna si preparò al trasloco per il castello di Villalta con tutta la sua servitù, mentre il marito anticipava la partenza per prepararle un degno benvenuto.

Ma pare che il primo promesso sposo non avesse preso bene la rottura del fidanzamento e il successivo matrimonio di Ginevra e folle di gelosia mise in atto un assedio alla dimora del rivale costringendolo poi ad abbandonare il castello.

Al suo arrivo Ginevra non trovò il marito ad attenderla, bensì il crudele Federico, disposto anche a usare la violenza pur di possederla.                  

Ma la giovane donna oppose una strenua resistenza e solo quando fu allo stremo accadde un prodigio. La leggenda narra che la giovane donna, pur di non cedere, si tramutò in una statua di marmo.

Odorico, nel frattempo, radunato un folto numero di cavalieri ritornò al castello e con il supporto di tanti guerrieri, riprese possesso della sua dimora. Andò poi alla ricerca del rivale e affrontatolo in duello lo uccise.

Si narra che Odorico cercasse la giovane moglie dappertutto senza riscontro e solo quando giunse in cima a una delle torri si trovò davanti la statua di marmo.

La figura marmorea era talmente bella e ben fatta da sembrare vera.  Odorico, sospettando che gli avessero uccisa la giovane sposa, commosso e disperato, si gettò ai piedi della statua  stringendola come se non volesse più lasciarla.

Forse fu l’energia sprigionata dall’amore o forse le lacrime calde di Odorico a operare un altro prodigio, chissà! In quel momento la statua si rianimò e la bella figura di Ginevra riprese vita.

La felicità dei due giovani sposi fu immensa ma non durò a lungo. Odorico fu costretto a partire per la guerra e non fece mai più ritorno al castello. Ginevra lo attese a lungo e inutilmente, immobile in cima alla torre e la sua vita si consumò tristemente in quell’attesa.

Oggi giorno il castello di Villalta è aperto al pubblico con le visite guidate, che ricordano la leggenda dei due sfortunati innamorati.

Qualcuno oggi sussurra di avere intravisto una figura femminile, immobile in cima al castello, qualcun altro sussurra che il fantasma di Ginevra accolga i piccoli visitatori ponendo una carezza sul loro capo. Le stesse carezze che la giovane donna avrebbe voluto porre con amore ai suoi bambini, se l'amore e la buona sorte glieli avessero concessi. 

                                              

    

Ricerca effettuata sul web

immagini Phoneky e Pinterest

martedì 10 marzo 2026

La leggenda del monte Amariana

 

Il monte Amariana, nel Friuli, è alto 1906 m. ed ha la forma piramidale. Un tempo si credeva che per la sua cima conica fosse un vulcano.

Un'antica leggenda narra di una fanciulla bellissima e dalla pelle vellutata come una rosa di maggio. La ragazza si chiamava Amariana e viveva in una piccola casa rurale poco distante dal fiume costruita interamente di sassi e col tetto di paglia.

La giovane si recava spesso sulle rive per fare il bucato e, mentre lavava e sciorinava i panni al sole, levava la sua voce cristallina e cantava in modo soave e melodioso.

Accadde che un giorno, l’Orcolat, creatura malvagia e dall'aspetto mostruoso, che tutti gli abitanti del villaggio temevano ed evitavano, passando nei pressi del fiume udì cantare la fanciulla e quella voce da usignolo lo incantò.

L'Orcolat desiderò scoprire a chi appartenesse quell’incantevole voce e, seguendo il suono che lo aveva tanto emozionato, finalmente arrivato al fiume vide l'avvenente cantante.

L'Orcolat se ne invaghì all'istante e stranamente confuso ed emozionato, per un essere malvagio, rimase nascosto per un po’ senza sapere che fare.

Ignara della mostruosa presenza che la spiava, la fanciulla continuò tranquillamente a cantare e a sciorinare i panni.

La perfida creatura prese coraggio e rotto ogni indugio si decise. Ormai pronto a dichiarare il suo amore alla giovane cercò prima di sistemare un po’ il suo aspetto selvaggio, poi colse un bocciolo di rosa da offrirle e uscì alla scoperto. 

Nonostante l'Orcolat tentasse di mitigare il suo fare irruente e il suo passo pesante, lei,  inorridita dal suo aspetto mostruoso si spaventò. "Non aver paura! Non voglio farti del male!" le disse lui cercando inutilmente  di convincerla delle sue buone intenzioni.  Amariana non volle saperne di ascoltarlo, e fuggì, abbandonando il suo bucato sulla sponda.

L'Orcolat, che rimase basito e contrariato da quella reazione, strinse il pugno tanto violentemente, che la rosa nella sua mano sfiorì all'improvviso e come per incanto.

Dimentico di tutto il male e di tutto il terrore sparso per la valle con la sua presenza, l'Orcolat iniziò a compiangersi: “Oh, povero me! Che posso fare?” si domandò ma, proprio in quel momento, il re del fiume che aveva assistito alla vicenda, gli parlò ricordandogli la sua natura inumana e suggerendogli di non farsi illusioni ma di rivolgere le sue attenzioni altrove.

Ma il mostro, ormai convinto che la fanciulla fosse destinata a lui,  non si rassegnò anzi, rivolse la sua collera e la frustrazione al fiume, poi fece ritorno al suo rifugio a studiare un piano per rapire e impossessarsi della fanciulla, ormai diventata l’oggetto del suo desiderio.

Nel frattempo, Amariana aveva già raccontato ai genitori quanto era accaduto sulle sponde del fiume e fu proprio la  madre che le consigliò di recarsi dalla Regina dei Ghiacci per domandare un parere.

E così, il mattino dopo, Amariana si avviò verso la cima del monte e lì rimase in attesa, finché con una luce vivida e abbagliante, la gelida signora le apparve in tutto il suo splendore.

“Mia cara fanciulla, -le disse - conosco già il tuo tormento e credimi non c'è soluzione, perché quella creatura si è tanto invaghita di te da non rassegnarsi mai al tuo rifiuto. “

Amariana avvertì il mondo crollarle addosso e scoppiò in lacrime.

Commossa dall’ accorato pianto e dallo strazio evidente della fanciulla, la regina sostò pensierosa qualche minuto, quindi le si avvicinò sussurrandole la sua proposta.

Amariana avverti un gelo profondo pervaderle il corpo e sul suo bel volto si spense ogni voglia di vivere.

“Piuttosto che appartenere a quel mostro accetto il mio destino! - rispose con la morte nel cuore - Fai quel che devi, mia regina e così sia! “

La gelida signora annuì e levò le mani. Un vento di tempesta si levò minaccioso e il suo ululo selvaggio percorse la vallata ampliato da un’eco infinita.

Il volto della fanciulla si trasformò in pietra, le spalle divennero cime aguzze, gli abiti si tinsero del verde degli abeti e i lunghi capelli divennero torrenti.

Dopo qualche istante un gelido, mortale silenzio piombò nei dintorni e persino la natura tacque nel rilevare il tragico risultato dell'incantesimo. Amariana si era trasformata nel monte che porta il suo nome.

Ma la Regina dei Ghiacci volle punire l'Orcolat per la sua presunzione e la perfidia e lo rinchiuse per l'eternità nel monte San Simeone, da dove ancora oggi, ogni tanto, tenta di raggiungere Amariana e lo fa con passo talmente pesante, che la terra trema e gli abitanti di quella zona, che conoscono la leggenda, esclamano: “Ecco, ci risiamo! L'Orcolat si è risvegliato! “





Ricerca effettuata sul web ed elaborata dall'autrice del blog

Immagini Phoneky e Pinterest

domenica 1 marzo 2026

La leggenda di Bloody Mary

       


Non mi sono mai cimentata a scrivere racconti horror ma, nello scorrere il web, mi sono imbattuta in questa storia che mi ha colpita e impressionata per la spietatezza, anzi direi crudezza del contenuto, sconsigliato ancora una volta ai soggetti più impressionabili.

Questa e la storia di Bloody Mary che in alcuni casi, pare fosse una strega arsa viva sul rogo. Comunque, strega o no, sembra che il suo  nome sia diventato impronunciabile perché, si vocifera che il suo spirito appaia a tutti coloro che, davanti a uno specchio e con una candela accesa, lo scandisca per tre volte. Si narra che uno volta evocato, lo spirito della ragazza non conceda più pace all’incauto e continui a tormentarlo fino a quando questi non muoia.

In realtà, tutta la leggenda sarebbe fiorita di bocca in bocca e nata da una tragedia familiare avvenuta tanto tempo fa.

Nei secoli scorsi molte malattie erano incurabili e quelle a carattere pandemico, come la peste o la difterite, propagavano il terrore nelle popolazioni.                                  

La storia di Mary, una giovinetta tra i quattordici e i sedici anni, figlia di un medico condotto, iniziò appunto con una malattia.

La ragazza aveva la febbre alta e il padre sospettò subito che si trattasse di difterite. Dopo pochi giorni, la malata cadde in un coma profondo e, forse, fu proprio per il terrore provocato dal pensiero del contagio a spingere l'uomo ad accelerare le procedure della sepoltura, sebbene fosse ben consapevole che la poverina desse ancora deboli segnali di vita.

Inutilmente la moglie del medico tentò di impedire che la figlia venisse rinchiusa nella bara, il marito sembrava uscito di senno e non volle ascoltare ragioni.

La madre della ragazza, ormai in preda alla disperazione e nella speranza di un miracoloso risveglio, escogitò uno stratagemma e fece legare uno spago al polso della figlia, al cui capo era collegato un campanello fissato a un palo, piantato all'esterno della sepoltura.

La donna avrebbe passato la notte nei pressi, così, se davvero la figlia si fosse ripresa dal coma, lo avrebbe segnalato all’esterno e lei avrebbe potuto accorrere in suo aiuto.

Purtroppo, il marito ne scoprì le intenzioni e ormai deciso a portare fino in fondo il suo folle proposito, somministrò alla donna un potente sedativo.

Il giorno dopo, al suo risveglio la moglie accorse sul luogo della sepoltura trovando lo spago spezzato e la campanella in terra.

Il feretro venne disseppellito e la bara riaperta. 

                        

La scena che si presentò davanti agli occhi degli astanti fu agghiacciante. Come la madre aveva sperato, la ragazza si era risvegliata dal coma e aveva tentato in tutti i modi di liberarsi.  Le sue mani erano insanguinate e le sue dita prive di unghie perché si erano consumate e poi staccate a furia di graffiare il legno del funereo scrigno. Dopo una lunga e straziante agonia la giovane era morta per asfissia. Una fine atroce. Sul volto le erano rimasti impressi tutto l'orrore e il terrore provati in quei minuti fatali.

Sembra che la madre impazzì dal dolore e la disperazione per non essere riuscita a salvare la figlia, mentre il padre di Mary, il giorno dopo venne trovato morto nella stanza da bagno, in seguito a un arresto cardiaco. Dietro alla sua morte si celerebbe un mistero, perché accanto al corpo  vi era lo specchio rotto ma, il particolare che più impressionò, fu il volto del cadavere immobilizzato in una smorfia di incredulità e di terrore, proprio come se il medico avesse visto un fantasma.