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La colomba della pace

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sabato 13 giugno 2020

Creature fantastiche: Orchi e Goblin





Gli Orchi sono creature fantastiche le cui origini sono tuttora un mistero.

Una leggenda narra che siano stati creati dai Nani del Caos con l’intenzione di farne un esercito di schiavi.

Si dividono in molte sottospecie, ognuna delle quali con dimensioni e caratteristiche diverse, a volte deformi, a volte mostruose o addirittura demoniache. Le uniche particolarità che condividono sono le orecchie a punta, proprio come gli Elfi, e la pelle verde, più o meno scura.  Ed è per quel colore che vengono chiamati spesso i Verdepelle.

 


  Gli orchi.

                                   



Hanno braccia lunghe e gambe tozze, oltre a una stazza imponente, che supera di molto le dimensioni di un essere umano. Sono creature del tutto glabre, difatti, non hanno né capelli né barba, gli occhi sono rossi e luminescenti, simili a quelli di molti animali notturni e sui volti, dai tratti granitici e sgradevoli, spiccano lunghe e affilate zanne.

 

Orchi neri.

 

                                                                


Vengono chiamati così per via del verde più scuro della loro pelle. Si tratta di una specie bellicosa che ama la guerra. Ben addestrati riescono a diventare combattenti disciplinati, entrando a far parte dell’esercito delle forze del male.  Indossano pesanti armature metalliche e   fanno uso di ogni tipo di armi con abilità.



  Orchi selvaggi.

                      

Sono così detti quegli esemplari che, dividendosi dai primi, sono rimasti isolati e hanno condotto una vita del tutto primitiva e selvaggia. Vivono in grotte o rifugi di fortuna e utilizzano armi che costruiscono facendo uso dei materiali che offre loro la natura. Questa specie viene considerata ancora più feroce e malvagia della precedente.





Goblin                                      

Sono molto più bassi di statura e più numerosi dei loro cugini, ma dalle sembianze altrettanto abominevoli, con un lungo naso sottile che spicca sul muso e occhi porcini. Questi piccoli orchi arrivano a un’altezza massima di un metro e cinquanta centimetri. Sono considerati infidi e vili, considerato che preferiscono attaccare il nemico alle spalle.




    Goblin delle Foreste  

                 
                                                           


Vivono immersi nelle foreste e allo stato selvaggio. Allevano ragni giganti che cavalcano durante le battaglie.



  

Goblin delle tenebre                         


Sono tribù che vivono nelle grotte profonde delle montagne ai confini del mondo e molto lontani da ogni civiltà. Dopo aver trascorso innumerevoli secoli completamente al buio hanno sviluppato una naturale avversione per la luce del sole che temono. Nutrono, tra l’altro, un odio smisurato per la stirpe dei Nani.




     Caccole                                        
 Sono più piccoli e più stupidi dei Goblin. Seguono l’esercito svolgendo le mansioni più umili e vengono regolarmente schiavizzati e maltrattati sia dagli Orchi che dai Goblin.                         

                                                                                                        







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I quattro cavalieri dell'Apocalisse

                                                    

Galoppano nel bigio impero biblici cavalieri
portando oscuri nembi come ferali messaggeri;
assai trema la volta mentre espande il presagio
che preconizza lacrime, sangue, malattia e disagio.



Roboanti tuoni ed è proclama alla terra,
con il rosso cavallo vien l’araldo di guerra,
il cavaliere con l’arco va alla conquista
sul bianco cavallo ma la figura è sinistra.



Sguardo di fuoco immerso in oscuro mantello
brandisce spada ed è nera peste su quel cavallo;
funereo ha il cipiglio mentre una libra mostra,
son fame e carestia sul cavallo verdastro.



Balenare malvagio di propositi in cielo,
stende bieco e nefasto sulla terra quel velo.
Maligna luna ed è solare l’eclissi,
letale è l’avvento dei quattro dell’Apocalisse.

                                                                                                                                 



Poesia pubblicata sul sito Scrivere
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giovedì 11 giugno 2020

Creature fantastiche: Streghe







Il termine strega deriva dalla parola greca “Strix” con la quale s’indicava il rapace notturno chiamato Barbagianni, il cui verso molto stridulo,  ha dato origine al termine.

Nelle credenze popolari, si trattava sempre di figure femminili, più o meno giovani e dall'aspetto ammaliante o, al contrario, di autentiche megere dai volti orripilanti. Queste creature erano dedite alle arti magiche ed erano dotate di poteri soprannaturali.



Nella cultura pagana, per strega s’intendeva anche la persona che raccoglieva e studiava l’efficacia delle erbe sulle malattie ed è forse per questo motivo che molto spesso vengono raffigurate mentre preparano intrugli di ogni genere, pozioni per gli incantesimi e medicamenti vari.

Secondo la mitologia popolare la strega è una creatura da evitare perché può recare molti danni alle cose e agli esseri umani facendo ricorso a rituali malvagi, lanciando maledizioni ed evocando in supporto le forze del male.







Per alcuni secoli la Chiesa cattolica mise in atto e portato avanti una vergognosa e spietata caccia alle streghe. La Santa Inquisizione, l’organo addetto alle indagini, in quel disgraziato periodo, perseguitò migliaia e forse milioni di donne, con accuse infamanti, perverse e volgari ma, soprattutto infondate. Accuse campate in aria, spesso lanciate per antipatia o per ripicca e che causarono orribili torture con sofferenze indicibili  e finirono per portare sul rogo innumerevoli innocenti solo perché sospettate di stregoneria. 





Nell'immaginario collettivo e nelle descrizioni fantastiche, le streghe stringevano un patto con il demonio ed erano solite usare alcuni strumenti per mettere in atto i loro incantesimi.

Erbe: raccolte durante un plenilunio venivano utilizzate per alcuni riti benefici.

Candele: Durante i sabba, le streghe disegnavano un pentacolo sul terreno e accendevano le candele per potenziarne il potere magico.

Bottiglie di vetro e orci servivano a contenere i filtri magici e gli intrugli, in cui venivano aggiunti pezzi di unghie, capelli umani e lembi di stoffa trafitta di spilli.

Ghirlanda delle streghe: si trattava di un pezzo di corda a cui venivano attaccate penne di oca, corvo e cornacchie e serviva per lanciare il malocchio.  







Alcune leggende.

Nel piccolo borgo medievale denominato Castel del Monte, in Puglia, fino a una sessantina di anni fa, vi era la credenza che se un bambino si ammalava e la medicina non riusciva a trovare un rimedio efficace per la guarigione, la colpa era da attribuirsi alle streghe, che stavano succhiando sangue ed energia al piccolo ammalato.

Come si narra in alcune fiabe, le streghe hanno accesso nelle case attraverso il buco della serratura o dal comignolo del tetto, ed ecco spiegato il motivo per cui le persone ponevano scope di saggina dietro le porte, un mucchio di lenticchie o, a seconda dei luoghi, una manciata di granelli di sale.  La strega, dovendo contare a uno a uno  i grani, i legumi e i ramoscelli della scopa, alla fine perdeva la pazienza e se ne andava, molto prima del sorgere del sole, assai temuto per gli effetti nocivi e devastanti che i raggi avrebbero comportato alla sua  pelle.

Quando un bambino si ammalava a causa delle streghe, nel paese le persone ricorrevano al rito delle sette porte, che veniva recitato alla mezzanotte.

La madrina di battesimo prendeva in braccio il bimbo, seguita da amici e parenti e si aggirava per le vie deserte del paese. In caso di incontri fortuiti, occorreva rispettare il massimo silenzio, alla ricerca degli spiriti maligni e fintanto che non si fossero percorse tutte le strade che riportavano alla casa.

Un altro sistema per sconfiggere la malattia del bimbo era di vegliarlo per una 

decina di giorni e solo all'ultima notte, prelevati i suoi vestiti, le donne li 

portavano fuori dalla cinta delle mura e li bruciavano. 





La notte  in cui avveniva il più grande raduno di streghe era quella tra il 23 e il 24 Giugno, la notte di San Giovanni, detta appunto La notte delle streghe.

E non si tratta di un caso, quella notte coincide infatti con il solstizio d’estate in cui il sole, seconde antiche credenze, si sposa con la luna e inizia a morire.

Esiste un’antica leggenda in cui si narra che da alcuni tipi di erbe, raccolte quella notte e messe a macerare nell'acqua, se ne ricavi un infuso dai poteri straordinari, come quello di esaltare la bellezza, preservare dalle malattie e difendere dal malocchio, dalla sfortuna e dall'invidia.  

Una tradizione ancora in uso è quella del nocino di Benevento, il liquore delle streghe, che alcuni preparerebbero, appunto, nella notte di San Giovanni. Il noce è uno degli alberi sacri attorno al quale si riunirebbero le streghe, durante le notti del plenilunio, per i loro sabba. 





Le streghe di Mescete in Toscana.

Ai piedi del paese di Magliano tra gli alberi di castagno, tanto tempo fa si estendeva una sorgente di acqua purissima.

Si narra che in una notte di plenilunio, un abitante del luogo recandosi alla fonte, si trovò davanti a una scena incredibile. Davanti alle fiamme di un falò danzavano un gruppo di donne nude, dall'aspetto spiritato, che danzavano come se fossero possedute dal demonio.

Appena si accorsero dell’uomo, lo aggredirono e l’uomo riuscì a mettersi in salvo solo perché, con il suo coltello a serramanico riuscì a formare una rudimentale croce che mise in fuga le streghe. Da allora, chiunque dopo il tramonto avesse avuto la necessità di recarsi alla fonte , ci andava portando con sé un oggetto sacro. 



                       

Invocazione delle streghe alla luna


Dodici rintocchi risuonano nella notte

ed espande nella radura un verso  lugubre di civetta,

bagliori di  fuoco baluginano nel mantello,

voci con tono rancido scandiscono ritornello:

“Tu che  perlacea da lassù rimiri, magica luna,

regina del ciel che specchi in questa laguna

raduna intorno a te le più brillanti stelle

e occhio benevolo poni su queste tue sorelle.”

Vivì Coppola

              



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martedì 9 giugno 2020

Creature mitologiche: Ercole e le dodici fatiche



Ercole, Eracle per i greci, era l'eroe semi-divino, della mitologia romana, dotato di una forza sovrumana, che metteva al servizio dell'umanità affrontando le dodici colossali fatiche e combattendo con altrettanti mostri mitologici che minacciavano il mondo.

Ercole era figlio di Giove e della mortale Alcmena, a cui il dio, ricorrendo a un infido stratagemma si era unito. Per conquistare le grazie della bella mortale, Giove assunse le sembianze del marito di lei, Anfitrione.

Il piccolo Ercole venne odiato sin dalla nascita dalla dea Giunone, furibonda per il tradimento di Giove. Il bambino aveva solo pochi mesi quando la dea gli inviò nella culla due enormi serpenti ma Ercole, che già possedeva una forza straordinaria, riuscì a soffocarli con le sue manine.

Giunone riuscì a vendicarsi rendendo folle Ercole quando, ormai, diventato adulto approfittò di uno dei suoi deliri e lo spinse a uccidere i figli e la moglie Megara.




Fu il cugino dell’eroe, Euristeo, a imporgli le dodici e mitiche fatiche, per fargli espiare gli orrendi delitti.

1a Il leone di Nemea era una belva dalle enormi dimensioni che terrorizzava e divorava gli abitanti del luogo. Ercole lo soffocò con la forza possente delle sue braccia e ne indossò l'intera pelle scuoiata con gli artigli stessi dell'animale. 



2a L'idra di Lerma era un serpente con più teste, con la caratteristica di riprodursi dopo essere state recise. Ercole riuscì a prevalere sul mostro cauterizzando le orribili ferite con dei tizzoni ardenti, in modo da impedire ogni ulteriore ricrescita. 

                                                                             


3a Il cinghiale di Eranto. Era un poderoso e ferocissimo esemplare che terrorizzava gli abitanti dei villaggi nei dintorni. L'eroe riuscì a catturarlo dopo averlo immobilizzato sulla neve, ma quando lo portò a Euristeo, questi per la paura si nascose in una botte. 


4a La cerva di Cerinea aveva le corna d'oro e zampe d’argento e di bronzo, considerata sacra da Diana, dea della caccia. La cerva era un animale magico, difatti correva sempre senza mai fermarsi e, per un essere umano, era impossibile catturarla o addirittura ucciderla perché, essendo una creatura sacra, il suo sangue non poteva scorrere. Ercole riuscì a catturarla dopo un anno di inseguimento ferendola in un punto non letale, mentre l'animale stava guadando un fiume. L’eroe riuscì anche a rabbonire e convincere Diana dell’assoluta bontà della sua azione promettendo di rimetterla in libertà appena data prova a Euristeo dell’avvenuta cattura. 

                                                                                       

5a Gli uccelli del lago Stinfalo erano voraci predatori con becco, penne e artigli di bronzo, che uccidevano lanciando le loro penne come fossero dardi . I mostri alati si cibavano di carne umana terrorizzando la popolazione. Ercole riuscì a farli alzare in volo disturbandoli con il suono di potenti sonagli di bronzo e uccidendone molti con le frecce intinte nel sangue velenoso dell’Idra di Lerna e mettendo in fuga i pochi superstiti. 

                                                                                     

6a La pulizia delle stalle del re Augia

Questo sovrano ricchissimo e potente possedeva una stalla con tremila buoi ma, essendo molto avaro, non le faceva mai pulire e la sporcizia si accumulò per ben trenta anni. Euristeo ordinò all'eroe di ripulirle in un solo giorno, consapevole che fosse impossibile liberare dal letame le stalle in così breve tempo. Ercole, resosi conto dell'immane fatica, pensò bene di far deviare il corso del fiume Alveo, in modo che le acque portassero via la sporcizia.  

L'impresa venne realizzata in un non solo giorno. 

                                                                               

 7a Il Toro di Creta era un esemplare mostruosamente grande e soffiava fuoco dalle narici. Si narra che il Minotauro nacque dall'unione di questo mostro con Pasifae, moglie del re di Creta.

Ercole riuscì a immobilizzarlo e a portarlo con sé ad Atene. Euristeo avrebbe voluto sacrificare il toro a Giunone ma la dea, che odiava a morte l'eroe, rifiutò il sacrificio disconoscendo così la fatica e la gloria che spettava all'acerrimo nemico. Ercole liberò l'animale che divenne noto come “Toro di Maratona”.

                                                                         
   

8a Le cavalle di Diomede, re della Tracia, erano quattro feroci giumente che si nutrivano di carne umana. Secondo la leggenda Bucefalo, il cavallo di Alessandro Magno discendeva da loro. Pare che il re, per risolvere il problema di approvvigionamento di cibo per le sue voraci cavalle, desse grandi feste nel palazzo reale, per poi uccidere i suoi ospiti e offrirle in pasto alle sue giumente.

Ercole riuscì ad ammansirle e a catturarle dando loro in pasto lo stesso crudele re.

                                                                                
    

9a La cintura di Ippolita. Ippolita era la regina delle guerriere amazzoni. E la nona impresa di Ercole consisteva nel rubarle la cintura che aveva il potere di renderla invincibile. Ercole riuscì a catturare la bellicosa regina, le tolse la cintura magica consegnandola a Euristeo. 


                                                  


10a i Buoi di Gerione. 

Gerione era un mostro gigantesco con tre teste, sei braccia e tre busti uniti in un solo bacino. Era proprietario di molte ricchezze, tra cui anche una mandria di giovenche dal manto rosso, che custodiva sull'isola di Eritrea. Euristeo comandò ad Ercole di andare a prenderle.


                                                                                     


11a La conquista dei Pomi delle Esperidi. Dopo aver consegnato le giovenche a Euristeo, Ercole si rimise in viaggio verso Occidente per rubare dal giardino delle Esperidi le mele d’oro, che crescevano su un albero custodito da un drago immortale e dalle tre mitiche fanciulle: Egle, Aretusa ed Espera, figlie della Notte e dell’Oceano o di Atlante, che di fronte al loro giardino sosteneva la volta celeste.

La leggenda narra che Ercole si offrì di sostenere il cielo al posto del gigante, purché questi gli portasse in dono i pomi. Atlante accettò ma, una volta conquistata la libertà, si  rifiutò di tornare al gravoso compito ed Ercole, essendo stato ingannato, decise di agire con astuzia. Al titano disse che lui, se avesse dovuto reggere l’enorme peso per mille anni, sarebbe stato bene equilibrarlo meglio sulle spalle e gli domandò quindi di sostenerlo ancora per qualche istante. L’ingenuo Atlante accettò e cadde nel tranello riponendo a terra i pomi d’oro e ritrovandosi a dover sostenere il gravoso fardello. 





12a Cerbero era il mostruoso cane a tre teste e coda di serpente che era a guardia dell’ingresso degli Inferi su cui regnava il dio Ade. Ercole dopo essere sceso nell'abisso, riuscì a domarlo e a portarlo sulla terra.







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domenica 7 giugno 2020

Creature fantastiche: I nani


I nani della mitologia nordica sono creature che vengono associate al sottosuolo e alla tecnologia, in modo particolare con la forgiatura dei metalli, ma anche con la fortuna, la magia e la morte.

Stando a un’antica leggenda norrena, la stirpe dei nani si formò sottoterra prendendo origine dalla carne del gigante Ymir, dal suo sangue e dalle ossa diventate pietra.

All'inizio, nei racconti fantastici, venivano descritti di statura simile a quella umana e solo dopo il dodicesimo secolo iniziano a essere raffigurati di piccole dimensioni. 





Nel Fantasy moderno il loro aspetto non è cambiato molto. Tolkien, nel Signore degli anelli e nel suo The Hobbit, li descrive piccoli, tozzi e dalla muscolatura possente. Il colore della pelle assume le varie tinte marrone, ocra o grigio delle rocce e della terra, con capelli e barbe lunghe ben curate, pettinate e intrecciate in modo maniacale, perché i nani sono convinti che la barba sia una parte essenziale del loro corpo. 








Gli esseri umani credevano che i nani appartenessero solo al genere maschile ma, soltanto perché, molto spesso le femmine nanesche erano così simili nell'aspetto e nella voce ai loro uomini, da essere confuse con loro. 

La dimora di queste creature era un reame sotterraneo perché temevano la luce del sole che, credevano, potesse trasformarli nella pietra da cui erano nati. 








Erano considerati avidi, scontrosi e irascibili, egoisti ma anche astuti. Abili fabbri e forgiatori di metalli e lavoratori instancabili, sempre alla ricerca di oro e pietre preziose. 

L’antica leggenda ci rimanda alcuni  dei loro capolavori: l’anello d’oro di Odino; la lancia Gungnir;il martello Mjollnir del dio Thor; i capelli d’oro di Sif e molti altri. 



Tolkien descrive molto bene l’antipatia che i nani provavano per gli Elfi, ma solo perché li consideravano sciocchi e frivoli.

Nel caso della multietnica compagnia, descritta dal celebre scrittore inglese e composta da Hobbit, Elfi, Nani  e uomini,  che parte per il regno  malefico di Mordor,  il nano Ghimli, della dinastia di Durin, e membro della compagnia dell'Anello, viene soprannominato "L'amico degli Elfi" a causa della profonda amicizia che si instaura tra lui e il mitico Legolas. 












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Angeli e demoni






Si pongono agli antipodi dei morali canoni,
laddove si dipingono angeli e demoni,
icone superstiziose del male e del bene,
conclamati portatori di gioia o di pene.


Raffigurati come ieratici simulacri,
per i credenti i candidi alati son spiriti sacri,
mentre gli ambigui demoni  sono malvagi,
pronti a irretire gli animi e a tentar plagi.


Schiere illuminate di cherubini e arcangeli,
orde di oscuri ominidi e perfidi diavoli;
elevati al limpido ciel che fa da contorno
o relegati in quell’abisso di fuoco chiamato inferno.


Cori e arpeggi con squilli di trombe,
o sussulti malevoli di sconsacrate tombe.
Effimera è l’idea che dona pace o rintuzza paura
di quel che non è essenza ma volatile creatura.  







Poesia pubblicata sul sito Scrivere
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