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La colomba della pace

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domenica 22 febbraio 2026

L'uomo dalla maschera di ferro

 



Leggenda o realtà?

Fu Alexander Dumas padre a crearne il personaggio nel romanzo "Il visconte di Bragelonne", capitolo conclusivo del ciclo i Tre moschettieri. Dall'opera dello scrittore francese sono stati tratti molti film, l’ultimo dei quali è quello interpretato da Leonardo di Caprio.

In realtà, pare che Dumas avesse preso spunto dalla notizia di un prigioniero, la cui vera identità rimase sconosciuta perché mai accertata, vissuto all'epoca del re Sole, Luigi XIV di Francia. Secondo questa versione, il misterioso prigioniero mascherato sarebbe stato il frutto dell’amore segreto della regina Anna d’Austria con un uomo rimasto sconosciuto. Qualcuno ipotizzò anche il nome del cardinale Mazzarino, successore di Richelieu.

Anche Casanova fece cenno a questo misterioso personaggio nella sua biografia “Storia della mia vita” dove affermava che il suo insegnante di francese aveva ricevuto dal re di Francia la confidenza, che la famosa “Maschera di ferro”, di cui tutti parlavano, era solo una leggenda. Per il sovrano non esisteva nessun prigioniero che languiva nelle prigioni francesi in quello stato.

Nel creare il personaggio Dumas s’ispirò ad alcune ricerche effettuate dallo scrittore e filosofo Voltaire, che detenuto per un breve periodo nella Bastiglia raccolse la testimonianza di alcuni carcerieri, i quali, gli parlarono di un prigioniero soprannominato “Maschera di ferro” per via del suo volto coperto da una maschera di velluto nero assicurata da robuste cinghie metalliche alla nuca. L'uomo, evidentemente già avanti negli anni, sembrava soggiornasse in modo privilegiato in un locale che tutto sembrava tranne essere un luogo di costrizione.

Al prigioniero non mancavano il cibo, gli abiti ricercati, i libri e persino un liuto da suonare per allietare le sue lunghe giornate di prigionia.

Coinvolto emotivamente e professionalmente dal mistero, una volta scontata la sua pena, Voltaire compì svariate ricerche scoprendo che, il prigioniero, dopo vari trasferimenti da una fortezza all'altra scortato da uno dei più importanti dei moschettieri fedeli alla Corona, approdò alla Bastiglia nel 1698 e venne registrato negli archivi come Filbert Gesnon, nome che solo in seguito si scoprì essere falso.

Le disposizioni per il trattamento speciale da riservare al detenuto pare che giungessero dall'alto e nello specifico dal ministro della guerra, il marchese di Louvois.

Nonostante i numerosi privilegi che gli venivano riservati, al prigioniero era proibito di parlare con chiunque, tranne con il suo confessore, con il medico e con il comandante delle guardie, ma solo e soltanto per questioni riguardanti la sua salute o la sua detenzione. Era anche libero di togliere la maschera per mangiare e per dormire ma gli era severamente proibito mostrare il suo volto in ogni caso.

Gli era concesso inoltre di passeggiare nel cortile del carcere ma sempre sotto stretta sorveglianza e rigorosamente mascherato.

Voltaire scoprì che l’uomo era deceduto all'improvviso all’età di sessanta anni e che venne sepolto a Parigi nel cimitero Saint Paul des Champs, ma alterando sull’epitaffio il nome con cui era stato registrato con Marchoergues o Marchioly e cambiando persino l’età, con il chiaro intento di rendere impossibile risalire alla sua vera identità.

Le ipotesi sulla reale esistenza della “Maschera di ferro” e i motivi della sua detenzione si moltiplicarono, e alcune supposizioni risultarono molto suggestive. Si narrò che fosse Filippo il fratello gemello di Luigi e che essendo nato pochi minuti prima del fratello, era di diritto l’erede al trono e che fu proprio Luigi, desideroso di diventare re, a tramare per la prigionia dello sfortunato fratello. Un'ipotesi che giustificava tutti i privilegi riservati al prigioniero.

Ma si ipotizzò anche che il detenuto conoscesse alcuni segreti di Stato, che si temeva potessero essere divulgati e che essendo il suo viso sin troppo noto, fosse necessario tenerlo nascosto. Infine, tra le teorie più suggestive era quella che descriveva la “Maschera di ferro” come il padre naturale di Luigi. Secondo questa narrazione fu proprio il cardinale Mazzarino che, a causa della mancanza di un erede al trono di Francia, organizzò gli incontri segreti della regina Anna con un rampollo della prestigiosa casa Borbonica, la cui identità rimase segreta. Il piano dell’ecclesiastico riuscì e per evitare che l’amante segreto della regina divulgasse la notizia della sua prossima paternità, lo fece imprigionare, condannandolo a portare la maschera sul volto e imponendo ai suoi carcerieri la segretezza assoluta.

Tra le tante ipotesi, finzioni e mezze verità, l’identità della Maschera di ferro rimarrà in eterno un mistero.




Leggenda e immagini tratte dal web


lunedì 16 febbraio 2026

La vecchina del Vicolo dei Librai

                      

Genova, la Superba! La mia città ricca di fascino e di saggezza, come un’anziana e fiera nobildonna di altri tempi.

Una città marinara, dal passato glorioso e dal centro storico immenso, che si erge e si allunga in una lingua di terra stretta tra i mari e i monti e sferzata dal vento di tramontana.

I “caruggi” di Genova sono famosi in tutto il mondo. Vicoli stretti come budelli, che si intersecano gli uni con gli altri e su cui si affacciano piccole botteghe artigianali o antiche residenze nobiliari.

Si narrano molte leggende riguardo queste viuzze ma, una su tutte è quella della vecchina di Vico dei Librai.

Occorre fare molta attenzione quando si transita per le vie del centro storico perché, pare, che la città sia infestata di fantasmi e, ai malcapitati che perdono l'orientamento in quel dedalo di vicoli, potrebbe capitare di incontrare una vecchina dall' abbigliamento desueto.

                    

La leggenda narra che l'anziana donna si sia smarrita e che fermi i viandanti che incontra con modi garbati, per domandarle informazioni su come raggiungere Vico dei Librai. La vecchina afferma con aria desolata di essersi persa e di non conoscere il modo per tornare a casa.

Negli anni molte persone hanno testimoniato come l'anziana sparisse mentre loro cercavano di capire dove la signora fosse diretta perché, in realtà, la via indicata da lei non esisteva più da molto tempo essendo stata bombardata e distrutta dai tedeschi, nel corso della Seconda guerra mondiale.

Una delle ultime testimonianze è stata quella di una ragazza, che ha dichiarato di essere stata fermata da una bizzarra vecchietta che le domandava informazioni. Mentre stava cercando di capire e di aiutare l'anziana dai modi raffinati e cortesi, venne interrotta da un'amica che le chiese perché stesse gesticolando e parlando da sola. Quando, inebetita, la giovane donna si volse per mostrare la sua anziana interlocutrice, si accorse che si era, inspiegabilmente, volatilizzata tra un vicolo e l'altro.

                   

Un'altra testimone afferma che, un giorno, nel suo bar, entrò un’anziana signora dall'aria antiquata, che le chiese cortesemente un caffè. Mentre la barista serviva un'altra cliente, la vecchietta lasciò il suo locale, senza nemmeno bere la bevanda ordinata e dimenticando sul bancone un vecchio borsellino con all'interno antiche monete. La giovane esercente corse all’esterno e inutilmente cercò nei vicoli circostanti la vecchina.

Se doveste venire a Genova a visitare il nostro centro storico, non vi spaventate se incontrate la vecchina del Vicolo dei Librai. Lei vorrebbe soltanto ritrovare la strada di casa. 

                                             

                           

 

Ricerca effettuata sul web

immagini Phoneky e Pinterest

sabato 7 febbraio 2026

Belfagor, il fantasma del Louvre

 

Ricordate Belfagor il fantasma del Louvre? 

Negli anni Sessanta fece scalpore la serie televisiva francese  riguardante questa oscura figura che, pare, fosse una mummia che seminava terrore e panico nel famoso museo parigino. Ebbene, sembra proprio che non si tratti più soltanto di una creatura leggendaria.  Difatti, sembra sia ritornato a stravolgere il silenzio delle stanze del Louvre durante le lunghe e oscure ore notturne.

I giornali di Parigi ne hanno parlato, dedicandogli alcuni articoli e suscitando la curiosità degli appassionati del mistero e del genere horror e attirando l'attenzione di migliaia di visitatori. Di conseguenza è sorto il dubbio che le apparizioni siano soltanto una mera operazione di marketing, allo scopo di incrementare le visite al prestigioso tempio dell’arte e della cultura della capitale francese.                         

Il leggendario fantasma sarebbe stato visto aggirarsi nelle stanze limitrofe a quella dove viene custodita la Gioconda e, considerata anche la nomea di trafugatore di opere, che si trascina addosso da tempo,  sorge lecito il dubbio: non è che Belfagor abbia in mente di rubarla?

Lo spettro terrorizzerebbe i custodi e vigilanti che compiono i giri di perlustrazione durante i turni di notte, apparendo all'improvviso e svanendo con la stessa facilità. Inutilmente i più ardimentosi, mai da soli e sempre in numerosa compagnia, lo hanno inseguito per i lunghi corridori, le rampe di scale e le stanze, lo spettro è sempre riuscito a dileguarsi nel nulla.         

Belfagor, oltre a essere una figura demoniaca della mitologia è anche il fantasma più celebrato della letteratura nazionale ed europea. Questa creatura misteriosa nasce nel 1926 nel romanzo di Arthur Bernéde.  E lo ritroviamo poi nella satira di Nicolò Machiavelli intitolata “La favola di Belfagor, l'arcidiavolo”, opera scritta contro i costumi della Firenze del 500.  

La mummia del museo possiederebbe poteri malefici e pare che sia la responsabile di molte morti improvvise e inspiegabili. Si narra anche che sia assai vanitosa, per via di alcuni anomali tentennamenti alla vista di una macchina fotografica.

Rimane comunque un grande mistero: chi si nasconde sotto quella tunica scura e la terrificante maschera di cuoio?                                       

                           



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lunedì 2 febbraio 2026

I giorni della merla

 

Mi sono sempre chiesta perché gli ultimi tre giorni del mese di gennaio venissero chiamati i “giorni della merla” e forse, ora che conosco questa leggenda, il mistero è svelato.

Forse! Non è certo, anche perché intorno ai giorni più rigidi dell'inverno di leggende ne sono fiorite molte ma, questa mi pare una delle più romantiche e ve la vorrei narrare.

A Rocca di Stradella, in provincia di Pavia, nel ‘500 viveva una nobile famiglia benestante, appartenente al casato dei Merli.

Tibaldo, uno dei figli più giovani, venne mandato a Pavia affinché proseguisse gli studi e, quando fece ritorno nel contado, conobbe una giovane bellezza, che si chiamava Merla.           

La ragazza era talmente avvenente, che in tutto il villaggio si diceva: “bella come la merla”.

A Tibaldo la giovane parve una dea e perse subito la testa e lei, contraccambiò con la stessa intensità il sentimento dell'innamorato.                  

Per qualche tempo vissero felici la loro relazione ma, un giorno scoprirono di essere cugini e il mondo rovinò loro addosso.

Tibaldo e Merla tentarono di tenere nascosto questo loro sentimento, ma vennero ben presto scoperti e la loro relazione suscitò grande scalpore nel contado.

Le famiglie di entrambi tentarono di soffocare lo scandalo e impedirono ai due di rivedersi, tenendoli separati.  I due giovani, presi dalla disperazione, pensarono che non vi fosse altra soluzione se non quella estrema di un romantico, duplice suicidio.

Per fortuna, la storia d'amore di questi novelli Giulietta e Romeo giunse fino all'arcivescovado di Pavia e finì per impietosire e attirare la benevolenza della chiesa.

Il vescovo decise di domandare la dispensa papale, che permettesse ai due innamorati di unirsi in matrimonio.

La Santa Sede acconsentì e le nozze vennero celebrate alla presenza di tutti gli abitanti del villaggio in pompa magna.                                     

I festeggiamenti durarono tre lunghi giorni. I tre rigidi giorni di fine gennaio.

Ma il destino di entrambi i giovani era scritto con lettere scarlatte e attendeva in agguato e, purtroppo, il grandioso evento terminò in un dramma.

I due sposi decisero di fare un breve viaggio di nozze e noleggiarono una carrozza ma, le strade, rese impraticabili per il fango e per il gelo, li costrinsero a tentare la  traversata sul Po, che in quel periodo era ghiacciato.

Sotto il peso di cavalli e carrozza il ghiaccio si incrinò e alla fine si ruppe, mettendo tragicamente fine alla storia dei due giovani innamorati, precipitati nelle acque gelide fiume.  

Termina così questa drammatica leggenda che colma il cuore e la mente del gelo tipico di questi tre, lunghissimi e malinconici giorni.

 

                        
  

                     


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