Fantasia

Fantasia
La brama della scrittura arde come una fiamma in un cuor propenso. Vivì

Pages - Menu

lunedì 14 settembre 2020

Con il gladio e con il cuore. (7a parte)

                                                                      


Darius, anche grazie alla giovane età, si riprese presto dal trauma patito.
La mattina dopo l’aggressione era già pronto per la solita corsa su per i colli, in compagnia di Licia e del nubiano.
Nessuno di loro parlò più dell’attentato anche perché il giorno del debutto si avvicinava velocemente e i pensieri dei due giovani erano ormai proiettati verso le prossime sfide.
Le minacce proferite con vigore dall'aggressore mascherato non erano state dimenticate, così che il centurione insieme ad Aurelius e Silvester guardavano con discrezione alla sicurezza degli allievi.
Il nubiano correva dietro ai due corridori osservando la loro falcata e constatando con soddisfazione quanto entrambi fossero in piena forma. In quel momento però, il ragazzo, distratto e con lo sguardo a scrutare in cielo, inciampò e mancò poco che rovinasse per terra. Silvester fece appena in tempo a sostenerlo:
«Ti distrai facilmente per guardare lassù!» lo rimproverò «Vuoi romperti la faccia e rovinarti il debutto?»
Darius arrossì: «Scusa, Silver! Starò più attento!»
«Non è la prima volta che ti vedo correre con il naso all’insù. Sembra che tu cerchi qualcosa tra le nuvole.»
Licia intervenne in aiuto dell’amico: «Cerca il sole che non c’è! O forse, si perde tra le nuvole!» concluse, schernendolo come era suo solito.
Silvester scosse la testa, ma poi sorrise tra sé. Si erano molto affezionato ai due giovani e ne giustificava con benevolenza certi atteggiamenti tipici e forse, ancora un po’ troppo immaturi.
«Pensate a metterci più impegno, piuttosto! Ormai manca poco al grande giorno!»
I due si guardarono ammiccando poi, con uno scatto che sorprese l’inseguitore, schizzarono velocemente in avanti.
Il nubiano fu costretto ad accelerare per raggiungerli.
                                                                 

      







E finalmente giunse il tanto agognato giorno.
Nei sotterranei, posti ingegnosamente sotto il centro dell’arena, Darius e Licia puntarono lo sguardo sul lembo azzurro che s’intravvedeva attraverso le aperture celate da coperture strategiche.
Limpido e turchese. Solo qualche nuvoletta candida sparsa qua e là. constatò il ragazzo tra sé con un sorrisetto nervoso.
«Ci sarà anche Elia?» gli domandò l’amica all’orecchio.
«Non lo so! Sono giorni che non lo vedo e questo mi rattrista. Mi aveva promesso che sarebbe rimasto con me fintanto ce ne fosse stata la necessità e in questo momento avrei tanto voluto saperlo lassù a guardarmi.»
Licia colse la nota di rammarico e tentò di consolarlo: «E chi ti dice che non arrivi? E forse, che sia già nascosto addirittura tra quelle nuvolette, pronto a sostenerti moralmente.»
«Lo spero!» rispose lui.
In quel momento il rumoreggiare della folla si zittì e, nel silenzio generale che si creò, risuonò improvviso un sonoro squillo di trombe. Subito dopo si alzò la voce dei cantori che salmodiarono, gesticolando con enfasi e in perfetta sincronia, le rime scritte dall’imperatore in persona:
 
Come immenso è il ciel così è l’impero
 e gloria eterna sarà per un popolo fiero,
grandiose le strade, le terme e le fonti,
spumeggianti le acque a scorrer sotto i ponti.
 
In quel momento si udì un gran frullare di ali e il pezzetto di cielo visibile dalla posizione dei due amici si popolò di tante candide ali di colombe. La folla si lasciò andare in un’esclamazione di stupore e i cantori ripresero:
 
Miran le genti il candido volo
con mani tese verso quel cielo,
mentre col gladio si rende onore
al mitico e saggio imperatore.
 
In quel momento la gente ammutolì e Cesare fece il suo plateale ingresso nel palco imperiale.
«Ave Cesare!» scandirono a una sola voce la cerchia di centurioni schierati sull’arena e lui ricambiò alzando il braccio con la mano tesa.
Terminata anche la seconda strofa i cantori si presero qualche secondo di pausa, allora risuonò uno scalpiccio sul terreno polveroso e la gente applaudì salutando l’arrivo di alcuni tedofori recanti le fiaccole che avrebbero acceso il fuoco nell’enorme contenitore di bronzo.
 
Quest’oggi al tempio di scudi e gladio
noi annunciam con sommo gaudio
e lo sfavillar di eterni fuochi
che aperti sono i moderni giochi!
 
Le fiamme avvamparono alte e dagli spalti salì una ovazione.
Quello fu il segnale per i gladiatori che arrivarono nel centro della pista con portamento marziale e cipiglio duro.
La folla applaudì entusiasta i suoi beniamini, che solo quando tornò il silenzio poterono rendere onore all’imperatore con una formula adatta ai giochi improntati a un clima festoso: «Ave Cesare! I gladiatori ti salutano!»
Da parte sua, l’imperatore si alzò dal suo scranno e alzando il braccio destro rispose con la stessa formula.
Darius e Licia non si erano persi un particolare di quanto avveniva al di sopra delle loro teste e avrebbero voluto assistere alle varie fasi dell’inaugurazione.
«Meglio essere qui. Non credi?» domandò Licia cogliendo l’ombra di rammarico sul volto dell’amico.
Lui annuì, anche se non era del tutto d’accordo. Lo spettacolo della folla che urlava esaltandosi, doveva essere indimenticabile.
Il clamore che giungeva dagli spalti divenne assordante e denunciava che lo stadio era pieno all’inverosimile. Difatti, molta gente era rimasta fuori perché i posti si erano esauriti molto prima del previsto.
Che fosse già in corso un energico combattimento lo si intuiva dagli incitamenti del pubblico, dal clangore delle spade di metallo che cozzavano contro il metallo degli scudi maneggiati dai gladiatori.
«Tra loro c’è anche Silvester!» mormorò Darius, inveendo per un istante contro l’organizzatore che aveva scelto di farli apparire all’improvviso nel bel mezzo della pista togliendo loro la possibilità di assistere ai vari scontri. «Mi sarebbe piaciuto assistere al combattimento e tifare per lui.»
«Anche io avrei desiderato vederlo. E comunque, sta tranquillo! Lui lo sa che lo sosteniamo moralmente.»
In quel momento gli incitamenti della folla si rivolsero in un’unica direzione:
«Silver! Silver! Silver!» scandiva la gente con entusiasmo.
«Il nostro amico si sta facendo valere!» esclamò Aurelius, che li aveva raggiunti, con un’aria soddisfatta.
«Peccato non poterlo vedere!» ribadì Darius.
«Oh, sta tranquillo! Stasera ti racconterà lui stesso, in modo così dettagliato, che ti sarà sembrato di avere assistito allo scontro!»
Il ragazzo si sciolse e finalmente sorrise all’idea. Il nubiano non era certo un tipo parco di parole, anzi! Silvester amava raccontare delle sue passate esperienze in campo colorandole di ricchi particolari.
In quel momento le trombe squillarono per l’ennesima volta e i lunghi corni emisero un suono profondo e cupo. Il primo segnalava la fine degli scontri tra i gladiatori, mentre il secondo annunciava l’ingresso sull’arena del corteo delle bighe dorate guidate dagli aurighi.
Quando tutti i guidatori si furono posizionati in cerchio sulla pista, le trombe squillarono ancora una volta per dare il via alla gara e la folla si zittì.
La competizione tra i carri doveva essere solo una piccola dimostrazione di velocità dei cavalli e di abilità degli aurighi. Non era quello il tempio dedicato alle corse, l’arena non offriva spazio sufficiente per le manovre. Eppure, quel minimo spettacolo bastò ad esaltare la folla e, nel momento stesso in cui i carri passarono rasenti la pista e i conducenti salutarono i loro sostenitori, scoppiò un pandemonio udibile in molti punti della città.
Passarono una decina di minuti in cui i carri si mossero in modo sincrono, incrociandosi abilmente, disegnando diagonali e intersecando tra loro linee immaginarie. Gli aurighi misero in mostra una freddezza e una capacità di guida eccezionali. Le ruote dei carri, a volte pericolosamente vicine, non si sfiorarono mai e i cavalli, addestrati alla perfezione, non mostrarono la minima esitazione nell’incrociarsi gli uni con gli altri. Uno spettacolo straordinario considerato che gli esercizi avvenivano alla massima velocità consentita dall’arena. 
Al di sotto della pista, il soffitto dei locali sotterranei tremò e il rumore provocato dalle ruote e dagli zoccoli dei cavalli al galoppo divenne rimbombante.
«Allora, siete pronti?» domandò Silvester arrivato all’improvviso, mentre i due amici erano intenti ad ascoltare il frastuono che giungeva da sopra.
«Silver!» Darius scrutò il nubiano, forse per accertarsi che non fosse rimasto ferito.
A parte il viso e il gonnellino cortissimo che indossava un po’ impolverati, il gladiatore non sembrava aver affrontato tre avversari, come invece era avvenuto.
«Era solo una dimostrazione di forza. Oggi, per volontà dell’imperatore, erano vietati gli spargimenti di sangue.»
«Hai conquistato la folla! Come sempre del resto!» Licia batté una manata sul bicipite possente del gladiatore.
Lui li guardò entrambi con espressione franca:
«La conquisterete anche voi! Siete i primi ragazzi in assoluto che scendono in campo per battersi. E sono sicuro che lo farete con il cuore.»
«Salirai a guardarci?»
«Non mi perderò una sola mossa di quelle che farete! Ve lo prometto!»
Silvester tese l’avambraccio e i due ragazzi l’afferrarono, ricambiando il gesto e la stretta.
«Sono con voi! La mia forza sarà la vostra forza!» esclamò, incoraggiandoli con un largo sorriso, che fece risaltare la candida dentatura.
«Grazie!» mormorano in risposta.
«Forza ragazzi! Basta con le smancerie! È arrivato il vostro momento! Salite sul montacarichi» suggerì Aurelius.
I due amici fecero un passo avanti posando i calzari chiodati sulla robusta base di legno che, per mezzo di un sistema di corde, li avrebbe fatti salire sino al centro della pista.
«Spalle dritte e sguardo fiero. Il popolo percepirà la vostra minima esitazione e sarà pronto a scannarvi o a osannarvi per il vostro comportamento. Non deludetemi!» raccomandò, mentre afferrava il pettorale di cuoio per gli spallacci e lo sistemava sul torace di Darius.    
                                                         
Il liberto osservò ammirato l’incisione dell’enorme rapace, in procinto di spiccare il volo e raffigurato con tanta maestria.
«Gran bella scelta!» si complimentò, fissando l’elmo scolpito con un becco prominente.
Poi, Aurelius passò a controllare l’armatura indossata da Licia. La ragazza aveva scelto le insegne di un lupo e la corazza di metallo lucido disegnava le forme del suo corpo in modo sensuale.
«Sei bellissima e la folla ti adorerà.» Licia sorrise abbassando d’impulso la celata e, forse, attraverso la grata del suo elmo trapelò un velo di rossore.
Uno squillo di tromba annunciò la fine del combattimento di tre coppie di gladiatori e un altro annunciò il cambio di scena.
«Andate e combattete con onore!» li esortò il liberto.
La struttura di legno si sollevò iniziando l’ascesa mentre, in alto, le ante della botola che celava il marchingegno al pubblico, si spalancarono.  
 
 
 
16
 
I due giovani combattenti arrivarono al centro dell’anfiteatro in una densa nuvola di fumo, che pian piano si dissolse, 
mostrandoli agli spettatori.
Una vera ovazione accolse la loro comparsa.
I cuori dei due ragazzi presero a galoppare nel petto.
Lo sguardo di Darius spaziò nel cielo, purtroppo deserto e poi si volse velocemente e in modo circolare su tutti gli spalti. 
La folla urlava scandendo i soprannomi che, nel giro di pochi istanti, qualcuno aveva inventato alla vista delle loro effigi.
«Falco! Falco! Falco!» urlò una parte di spettatori.
«Lupa! Lupa! Lupa!» scandì sonoramente l’altra.  
I due amici si sorrisero. Quello era sicuramente di buon auspicio. Il popolo, considerando la giovinezza di entrambi, li aveva appena eletti come loro beniamini.
Darius apparve superbo vestito da gladiatore. Una corta tunica bianca, con ai bordi rifiniture dorate, ricopriva il suo corpo lasciando scoperte le gambe e le braccia muscolose. Nella mano destra impugnava il gladio e nella sinistra imbracciava il grande scudo rettangolare.                                         
                                                                       
Anche Licia Roxillia, vestita da reziario, era splendida. In una mano il tridente e nell’altra la rete di metallo per catturare l’avversario.
La giovane, apparsa come per magia, aveva le sembianze di una dea guerriera.
La folla non si aspettava certo una ragazza e la sua apparizione provocò un gran tumulto sugli spalti.
Le bighe, rimaste fino a quel momento a far da contorno nell’arena, lasciarono la pista salutate dagli appalusi della gente e gli aurighi, passando vicino ai due giovani gladiatori, resero loro omaggio tendendo il braccio.
Licia e Darius, che non si aspettavano quell’atto di riguardo, arrossirono e risposero al saluto mentre, nell’arena, fece il suo ingresso un gruppo di altri combattenti.
Marcus, per dare ancora più spettacolarità agli incontri, aveva escogitato un ulteriore duello per Licia e Darius assoldando giovani con le stesse caratteristiche fisiche. Cosicché i due amici si salutarono calorosamente mentre si dividevano per andare incontro ai loro avversari, già pronti sulla pista.
«Tocca a noi! Che la dea bendata ti assista, Licia!»
Licia Roxillia sorrise maliziosamente: «Che tutti gli dei dell’Olimpo siano al tuo fianco, Darius!» Anche il ragazzo sorrise. Lei non perdeva occasione per schernirlo bonariamente.

                                                                         


I due si separarono. Darius, come primo avversario, avrebbe avuto un mirmillone, un combattente dal fisico possente che per difesa esibiva uno scudo enorme, dietro al quale ripararsi e un elmo dalla celata completa e con una espressione grottesca.
Licia, invece, aveva dovuto affrontare una reziaria proprio come lei. Un fatto insolito questo, poiché un reziario, in genere, aveva come avversario un mirmillone. Ma anche questa stranezza era un effetto speciale voluto dall’organizzatore.
Non fu difficile per Darius avere la meglio sul suo primo avversario e passare al secondo sostenuto dal tifo della gente che continuava a scandire il suo soprannome, mentre Licia incontrò più difficoltà del previsto.
La sua rivale non solo era molto forte e agguerrita, ma anche più esperta e ricorreva a ogni trucco pur di riuscire a intrappolarla nella sua rete. Per qualche minuto la ragazza sostenne con grande forza di volontà lo scontro. Evitava abilmente i ripetuti tentativi di lancio e di cadere nella trappola; sgusciava come un’anguilla dalle prese senza che l’altra riuscisse a trattenerla.
Il pubblico, che l’aveva presa in simpatia, la sostenne con enfasi fino al momento fatidico che la ragazza inciampò e cadde per terra.
La delusione sugli spalti divenne rumorosa. Il dissenso fu grande, eppure il pubblico continuò a incitarla.
«Lupa! Lupa! Lupa!» urlavano, con i pugni chiusi rivolti all’avversaria e Licia, confortata da tanto sostegno, si rialzò.
 
Nel frattempo, il mercante seduto a uno dei posti d’onore vicino all’imperatore avvolse in un’occhiata soddisfatta i due pupilli che si battevano con grinta e con onore.
«Ottimo colpo d'occhio! Belle le corazze, gli elmi e gli scudi. Devo proprio congratularmi con te, Marcus. Hai superato ogni mia aspettativa.»
Il mercante piegò la testa portando la mano sul cuore: «Riuscire a soddisfarti, Cesare, mi gratifica molto.»
«Così sarebbe quello il ragazzo che hai adottato e che ha sventato il sabotaggio alla città!»
«Si, Cesare. Si chiama Darius e lei è Licia Roxillia, la ragazza che lo ha aiutato.»
«Bene, bene, bene!» scandì l'imperatore «Quando è così, vediamo se riusciamo a trovare un modo per premiare il loro coraggio e la loro intraprendenza.»
Ancora una volta il tono sornione del sovrano suonò come un sinistro avviso alle orecchie del mercante, che si affrettò a rispondere: «Non preoccuparti per questo, mio signore. Il fatto di essere qui e di poter mostrare la loro abilità è già un premio sufficiente.»
Il sovrano fece una smorfia che sembrò di derisione:
«Oh, ma tu sai amico mio quanto possa essere generoso il tuo imperatore. E io desidero che questa giornata termini per loro con tutto l'onore che meritano quei ragazzi, per quello che hanno fatto.»
Marcus non osò controbattere. Eppure, la convinzione che Cesare stesse escogitando qualcosa ai danni dei due giovani gladiatori ormai era ancorata nei suoi pensieri.
Il mercante ebbe un attimo di esitazione, poi reagì: «Se permetti mi allontano qualche minuto, Cesare. Ho dimenticato di impartire alcune piccole disposizioni per gli effetti finali di questa giornata.»
«Certo! Hai il mio permesso, ma cerca di tornare presto, non vorrei ti perdessi le parti più emozionanti di questo duello.»
Marcus annuì, quindi si allontanò velocemente.  
L'imperatore lo seguì con lo sguardo. Aveva percepito l'ombra del sospetto nel mercante e la cosa non gli piaceva.
«Dai ordini ai pretoriani di non perderlo di vista!» ordinò a uno dei senatori più fedeli sedutogli accanto.  
L'uomo ubbidì e subito dopo due delle guardie reali, che circondavano il sovrano, lasciarono la loro postazione mettendosi all’inseguimento dell’organizzatore.  
                                                

                                                                                   

17
 
Durante il combattimento con la reziaria Licia era caduta per la seconda volta e gli spettatori iniziavano a dubitare delle capacità della giovane gladiatrice.
Il silenzio era totale e dagli spalti si riusciva a percepire persino il respiro affaticato dei gladiatori oltre al rumore del combattimento.
Darius aveva visto cadere l’amica, che lottava a pochi passi da lui, e il suo cuore aveva accelerato i battiti.
«Forza Licia! Rialzati! Non mollare!» la spronò a gran voce.
Lei lo sentì, ne raccolse l’esortazione ma non ebbe modo di rispondergli.
Che l'avversaria della ragazza fosse molto più potente ed esperta fu chiaro a tutti fin dalle prime schermaglie.
Perché Marcus ha voluto farle affrontare una prova così dura? si domandò avvilito Darius.
Le urla delle due gladiatrici si sovrapponevano, ma gli giunse comunque chiara la minaccia di una delle due: «Ti ammazzo maledetta!»
Darius rabbrividì quando capì che non era stata l'amica a pronunciare quelle parole.
Mentre Licia sosteneva il suo combattimento lui si concentrò sul secondo rivale, un gladiatore dalla stazza possente e la muscolatura impressionante.
«Non erano questi gli accordi!» protestò Aurelius quando Marcus lo raggiunse. «Entrambi avrebbero dovuto affrontare avversari alla pari. Perché così non è stato?»
«Sono venuto per questo!» gli confessò il mercante «Qualcuno ha impartito ordini diversi dai miei e gli sfidanti sono stati sostituiti a mia insaputa.»
Il tono era amareggiato e il liberto lanciò uno sguardo verso lo scranno imperiale.
«C'è movimento tra i pretoriani, te ne sei accorto?»
Marcus annui senza voltarsi: «L’imperatore mi ha posto due delle sue guardie alle calcagna perché forse ha subodorato la mia contrarietà. C'è qualcosa che non va, Aurelius. Sono sicuro che Cesare sta tramando qualcosa e non capisco cosa.»
«Qualcosa che potrebbe recare danno ai ragazzi davanti a tutta questa folla?»
«Se è arrivato ad architettare di incendiare Roma, cosa potrebbe impedirgli di…»
Marcus non riuscì a terminare la fatidica frase.
«Ucciderli?» terminò il liberto. Era un'idea che faceva inorridire, ma dal punto di vista di un folle perfettamente plausibile.
«Spero di sbagliarmi, tuttavia ritengo che occorra prepararci al peggio.»
«E come?» domandò il liberto.
«Quel ragazzo mi è diventato caro come fosse il figlio che non ho mai avuto e non permetterò che gli accada qualcosa di male.»
«Cosa hai in mente?» insistette Aurelius.
«Vai a riferire a Silvester di tenere pronti i gladiatori e avverti Quintus di allertare la sua Centuria.»
Il liberto impallidì: «Pensaci bene, Marcus! Nessuno mai ha osato contrastare quel folle!»
«Soltanto perché finora non aveva mai superato i limiti e con l’attentato contro Roma lo ha fatto.»
«Ma se tu arrivassi agli estremi spingendo i centurioni contro i pretoriani ti si potrebbe accusare di un colpo di stato!»
«Informeremo il popolo e il Senato di quanto architettato da quel matto. Lo odiano tutti, anche se nessuno lo ammette per paura, ma quando li metteremo davanti alla verità, nessuno si tirerà indietro per spodestarlo dal trono.»
«Comunque vada, io e i miei gladiatori saremo dalla tua parte, Marcus.»
«Grazie!» rispose lui.                                                                          

Licia si rialzò, ancora una volta, dimostrando coraggio e tutta la caparbietà che possedeva per indole.   Per qualche istante era rimasta confusa dalla veemenza con cui l’avversaria portava a termine ogni assalto. Il tridente che l’altra maneggiava con così tanta abilità l’aveva sfiorata pericolosamente già alcune volte e solo per un soffio aveva evitato di rimanere infilzata.
La minaccia proferita poco prima dall’altra non l’aveva spaventata ma, col passare dei minuti, si stava convincendo che forse non erano soltanto parole al vento.
La reziaria fece volteggiare la rete sulla testa di Licia e lei si scansò riuscendo a evitarla, ma non riuscì a evitare che le punte del tridente le graffiassero l’avambraccio. Per fortuna i bracciali di protezione smorzarono l’impatto e la ferita fu solo superficiale. Il sangue cominciò comunque a scorrere e un brivido serpeggiò sugli spalti.
La folla rumoreggiò, palesando il suo dissenso all’avversaria e accentuando il tifo per lei.
La gladiatrice lanciò uno sguardo torvo alle persone assiepate sugli spalti, ottenendo ancor di più fischi di disapprovazione.
«Lupa! Lupa! Lupa!» Il soprannome affibbiatole venne scandito più volte e Licia si rincuorò, riuscendo a superare il momento difficile.
Darius, che si era già liberato del mirmillone e di un gladiatore, osservava il duello da distante. Avrebbe voluto accorrere in aiuto dell’amica, ma il ferreo regolamento gli proibiva d’intervenire. Licia doveva cavarsela da sola.
È ferita! Le armi dovevano avere solo scopo dimostrativo. Quella reziaria è una vigliacca! Dei, aiutatela!  pregò mentalmente, con gli occhi rivolti verso il cielo.
La sua preghiera rimase inascoltata perché, proprio in quel momento, la manovra provata più volte dall’avversaria riuscì e la rete di metallo cadde su Licia, avvolgendola nelle sue maglie insidiose.
La ragazza era in trappola e più cercava di liberarsi e più rimaneva impigliata. Quegli attimi di confusione le furono fatali. L’avversaria ne approfittò per imprigionarla con le gambe, puntandole il tridente alla gola e bloccandola a terra.
Sugli spalti scese un silenzio attonito.
La vincitrice si volse verso l’imperatore attendendo in quella posizione la sua risposta.
Un brivido serpeggiò tra gli spettatori. Nessuno si aspettava un duello all’ultimo sangue.
Marcus e Aurelius, che assistevano fianco a fianco, tremarono.
«Adesso sappiamo cosa avesse in mente! I tuoi sono pronti?»
«Attendono soltanto un ordine.»
                                                                     
«Bene!» Marcus volse uno sguardo verso i centurioni che, il loro comandante, aveva già allineato in modo strategico, anche se abbastanza discreto, in modo da non destare sospetti.
 Poi riportò la sua attenzione verso l’uomo più importante di Roma e ne incrociò lo sguardo sardonico. In quegli occhi lesse la spietata condanna per la ragazza.
Eri già folle, ma la sete di vendetta ti ha tolto del tutto il lume della ragione. Ma non ti permetterò di compiere questo assassinio!  promise in un dialogo silenzioso. Aveva giurato al padre della ragazza che non vi sarebbero stati eccessivi pericoli e che Licia sarebbe tornata sana e salva dalla sua famiglia. Invece, la giovane stava per essere uccisa.
«Vita! Vita!» urlarono gli spettatori, ma Cesare li ignorò e continuò a sfidare con lo sguardo l’organizzatore.
«Perché?» la domanda si perse alcune volte nel clamore della folla. Poi, ottenuto l’attenzione e il silenzio della gente, venne ripetuta più volte dal padre della ragazza.
«Perché, Cesare? Perché?» L’anziano si protese con aria disperata verso l’imperatore e la sua voce venne rotta dal pianto.  
«Perché, Cesare?» ripeté in appoggio Marcus.
Il tiranno ci rifletté un istante quindi, con aria indifferente rispose: «Perché io sono il signore di Roma e solo io ho il potere di decidere per la vita o per la morte. Questa ragazza ha offeso il mio onore e la mia dignità, per cui merita la morte.»
Marcus si fece avanti, ma venne subito fermato dai due pretoriani che non l’avevano perso di vista.
«Cesare» urlò «racconta ai cittadini romani di quale grave colpa si è macchiata!»
L’imperatore impallidì ma fece un gesto e una delle guardie assestò un pugno sulla testa del mercante, tramortendolo.
«Portatelo nelle prigioni! Deciderò più tardi per lui!»
La folla, rimasta basita per quel risvolto inatteso, rumoreggiò contrariata e i pretoriani dovettero avventurarsi tra gli spalti per ristabilire la calma.
Cesare si concesse tutto il tempo che ritenne necessario. Avvolse in uno sguardo circolare lo stadio intero, quindi si alzò dallo scranno.
La protesta crebbe a dismisura, anche contro i pretoriani che pretendevano di ristabilire l’ordine con estrema fermezza.
L’imperatore, sconcertato da quella reazione inattesa rimase immobile a osservare la folla.
Nella sua mente balenò una ridda di pensieri confusi. Era davvero sensato decidere in quel momento per la morte della ragazza che il pubblico aveva acclamato come fosse un’eroina? No! Dalle energiche proteste che continuavano ad arrivare verso di lui non sembrava davvero saggio. Il pubblico era in totale disaccordo e le urla che lanciava nella sua direzione lo frastornavano. Come avrebbe reagito se il suo pollice si fosse abbassato?
Per la prima volta Cesare provò timore. Non gli piacevano per nulla le espressioni truci di alcuni senatori che, ne era certo, non attendevano altro che vederlo in difficoltà.
«Cesare!» Quel richiamo lo riscosse. «Mio signore, stai male?»
Lui guardò il consigliere come fosse trasparente.
Io sono l’imperatore! E nulla e nessuno mi può intimorire.
Il suo pugno si alzò con il pollice puntato all’ingiù.
Per Licia Roxillia era finita.
continua...                                                                        

                                                                                                   




Racconto pubblicato sul sito Scrivere

immagini Pinterest 

4 commenti:

  1. Guaaaauuuuu! capitolo tremendo! mi sento come se fossi su una macchina del tempo in questo momento. Giovinezza immaginaria ma questo avrebbe potuto essere reale.
    Licia e cosi autorizzata !! Spero che l'imperatore cambi posizione...
    non sara il cibo dei leoni
    Trionfera contro tutto, ha la spada del vincitore! Vinci e vivi! Forza la mia eroina!!
    Io Saturnalia! ¡Ave Sol Invictus! 💪💪💪

    RispondiElimina
  2. Carolina, sei una lettrice speciale! Grazie mille per i tuoi commenti esilaranti. 🤣🤣🤣

    RispondiElimina
  3. Sempre più appassionante e intrigante. Complimenti Vivì.

    RispondiElimina
  4. Atmosfera ,armi ,costumi e pubblico ti fanno sentire parte di quell'epoca e di quegli eventi;al seguito e finale il mio..........x quel che conta.Ciao Vivì.Lu.

    RispondiElimina